martedì 7 luglio 2020

Di nuovo qui (Economia per idioti)

Dopo diversi anni di assenza durante i quali mi è venuto un vero e proprio schifo per la politica, ho deciso di riprendere a scrivere qualche articolo.

Questa volta però non mi limiterò ad elencare articoli di giornale, quanto piuttosto a seguire qualcosa che è diventata di vitale importanza, sopratutto dopo la crisi dovuta al COVID.

L’economia.

Premetto, e questo è un assunto fondamentale, che di economia non ci capisco assolutamente nulla e quando sento parlare questi grandi lumi, dopo 5 min già mi sono perso.

Così ho pensato: “Ma che davvero davvero? È una materia così complicata? In fondo qualche esame all’università (non di economia) l’ho dato.”

Bene, io allora ci provo E cerco di capire/tradurre quello che questi geni ci raccontano. La cosa incredibile è che a seconda della base politica a cui appartengono, ognuno di loro fornisce una propria verità e così un giorno senti “MES SI”, un’altra “MES NO” e poi di nuovo “SI” ed dopo ancora “NO”. Per quanto possa essere una scienza non esatta (se ci pensate, tutti gli economisti sono bravi a spiegare il passato, ma nessuno a stimare il futuro) è impossibile che ci sia questa enorme discordanza: qualcuno mente e lo fa sapendo di mentire.

E sono sicuro che lo fa raccontando bugie consapevoli, perché altrimenti vorrebbe dire non avere la minima idea di cosa stia parlando e questo mi sembra sinceramente molto più grave. Così grave che mi rifiuto di accettarlo (anche perché molti di questi signori siedono in parlamento).

Quindi.....cominciamo.

Faccio presente che ho da poco iniziato a seguire l’economia nei suoi dettagli, per cui molte cose ancora mi sfuggono e potrei fare, anzi sono no sicuro che li farò, grossi errori: del resto non ho nessuno a cui poter chiedere un riscontro.

La prima cosa da notare, è che molti economisti, spesso sono arroganti: sanno tutto loro e la persona con cui si confrontano, in pratica non capisce nulla: una sorta di pagliaccio che racconta solo stupidaggini.

La seconda cosa è che in questo momento storico esistono due grandi filoni ideologici:
  • I sovranisti
  • I neo-liberali
Perché i liberali sono “neo”, proprio non lo so. Ho trovato qui e qui due definizioni più o meno interessanti. Sembra che il “Liberismo” (quello originale) faccia riferimento al periodo illuminista e che molti dei suoi principi entrarono in crisi a seguito della Grande Depressione. Dalle sue ceneri nacque quindi il “Neo”-“Liberismo”.

Secondo me è solo una perdita di tempo: il voler dare a tutti i costi delle etichette alle persone serve soltanto a classificarle.

La classificazione è necessaria ai poveri di spirito in modo da poterle inquadrare in “buono e cattivi”. Ma serve soprattutto ai politici per demonizzare l’avversario. Ricordate Berlusconi? Per lui i cattivi erano i Comunisti e quando c’era qualcosa che non andava, la colpa era loro. Viceversa, per i comunisti i cattivi sono i fascisti. Come vedete, non è davvero importante cosa uno pensi. Quello che conta è classificare qualcuno in modo da metterlo in una scatola ed indicare lui come colpevole, la causa di tutti i mali. Per Salvini, ad esempio il male dell’Italia sono i migranti.

La politica dovrebbe essere altro. Dovrebbe essere un modo per governare il popolo, per gestirlo e guidarlo. E per fare questo non è necessario essere rosso o nero, sovranista o liberale, comunista o fascista. Per guidare un popolo si deve avere una coscienza e l’idea che l’unico profitto buono è quello della comunità e non il personale.

Per concludere volevo aggiungere che ho associato due persone ai filoni ideologici di cui sopra. In un’ottica di (mia) semplificazione, 
  • Quando voglio sentire idee “sovraniste”, seguo Albero Bagnai (responsabile economico della Lega)
  • Quando voglio sentire idee “liberali”, seguo Michele Boldrin (docente universitario)
Ho trovato un bellissimo video su YouTube, in cui i due si confrontano: peccato che eventi del genere si contino sulle dita di una mano....mozza.

N.B.
A scanso di equivoci: non solo non so nulla di economia, ma non sono neanche laureato, nonostante abbia dato diversi esami.

mercoledì 10 giugno 2020

Chiarimenti su un mio tweet nei confronti dell'Ex Ministro Carlo Calenda

Questo post è per far chiarezza su un mio tweet fatto in risposta ad un commento di Carlo Calenda postato su tweetter da Nicola Porro.

Tutto nasce da un tweet di @NicolaPorro

Lo sfogo di @CarloCalenda contro il #Governo @QRepubblica https://www.nicolaporro.it/chi-ci-governa-non-ha-gestito-neanche-una-gelateria/

a cui ho risposto come segue

@NicolaPorro, @CarloCalenda e@QRepubblica
 ...disse il responsabile di 1666 licenziamenti di Almaviva


Carlo Calenda ha risposto:

Carlo Calenda @CarloCalenda
Menti. Feci sospendere i licenziamenti nei call center di Napoli e di Roma con un accordo sindacale firmato dei segretari generali. Le RSU di Roma non lo firmarono, quelle di Napoli si. Il giorno dopo partirono i licenziamenti per Roma. Cazzate in malafede sul mio lavoro no.


Ho quindi risposto a mia volta (purtorppo ho fatto confusione con le risposte per cui non sono leggibili in orndine di scrittura. Di seguito riporto tutto in modo corretto).

Credo che questo articolo riassuma in modo imparziale cosa successe in quei giorni
https://www.repubblica.it/economia/2016/12/22/news/almaviva_la_sede_di_roma_respinge_l_accordo-154636951/

Vediamo se io qui li riporto correttamente e mi dica eventualemente dove sbaglio:

1) L'accordo avvenne e non ci sarebbe dovuto essere un ulteriore confronto con i lavoratori

2) Si chiedeva una forte riduzione dei salari (intendo con questo includere tutte le voci che affiorivano allo stipendo). Ritengo che una cosa del genere sia importante per un lavoratore e che questo debba poter decidere del proprio futuro
 

3) Fu qeuesto che condusse le RSU di Roma a non firmare: loro vollero discutere prima con i lavoratori
 

4) Di fatto, l'out-out del governo segnò una spaccatura delle basi lavorative: Roma vs Napoli.

I punti successivi non sono presenti nell'articolo, ma rappresentano la storia mai raccontata di cosa avvenne dopo quei licenziamenti
 

5) I 1666 usufruirono dell'indennità di disoccupazione e poi abbandonati a loro stessi dal governo
 

6) I lavoratori si organizzarono in modo indipendente e trattarono con il successivo Ministero del Lavoro (guidato da Di Maio) riuscendo ad ottenere la possibiltà di seguire dei corsi di formazione
 

7) La vicenda continua in modo più o meno bello (in base ai punti di vista) ma non era più Lei al governo per cui non mi sembra corretto che venga ritenuto "anche" responsabile della mala gestione governativa

In conclusione:


Si! Furono i dipendenti a scegliere di rifiutarsi di firmare l'accordo che fu trovato, ma lo fecero perché la dignità di un lavoratore può essere calpestata fino ad un certo punto.
 

Si! fu una sua responsabilità il licenziamento dei 1666 (ovviamente questa è la mia personale opinione) perché un lavoratore spera che il proprio stato cerchi di proteggerlo quando si tratta dell'articolo 1 della costituzione e ...

avrei concluso dicendo   ... questo non è avvenuto

ma poi ho letto il tweet di

@Nicholas_Hook
Volendo essere cattivi, siamo al limite della querela. "Responsabile" è un aggettivo pesante..


La mia risposta è stata

[Responsabile:] Persona o ente che ha la responsabilità di qlco.: il r. della ditta; i r. dell'ordine pubblico; è spesso usato nelle denominazioni professionali, soprattutto per indicare dirigenti che operano nel settore aziendale: r. della produzione, della sicurezza

Ho inoltre aggiunto un tweet a @CarloCalenda

Guardi ho risposto al suo commento. Purtroppo ho fatto confusione dell'ordine dei tweet, per cui mi impegno a riogranizzare tutte le risposte nell'ordine corretto. La parola "responsabile" l'ho utilizzata in quanto lei era al "comando" del ministero: non ho (e non mi sarei mai permesso) di dire che lei è stato il "colpevole" (Che ha compiuto un'azione riprovevole; in diritto, responsabile di un reato: arrestare il c.)  dei licenziamenti: fu una decisione dei dipendenti che decisero in piena autonomia il proprio licenziamento.