venerdì 3 giugno 2011

"Il Giornale" e le 31 rige di troppo

L'ipocrisia dei "no Cav" Giornalismo malato da una guerra civile

Ecco cosa leggo questa mattina su il Giornale via web:
"A nessuno, mai, nel Regno Unito o negli Stati Uniti, in Francia o in Svizzera, ma neanche in Polonia o in Romania, verrebbe in mente di inserire (come è accaduto in questi giorni) nell’articolo di un cattedratico un lungo brano ignoto all’autore ma spacciato come autentico e difendere poi un tale arbitrio come libertà d’informazione."

Interessanti questi due commenti: "[...] è vero, il reato di odio non esiste sui codici, ma dovrebbe esistere nelle coscienze. Oggi l’odio trasuda dalle pagine stampate di entrambi i fronti, ma con una sperimentata prevalenza dell’odio di sinistra, che è più antico, raffinato e velenoso. [...] La «verità» stessa, come premessa dell’informazione corretta e completa, in Italia è relegata al rango di «arroganza»."

"[...] Eravamo (l'autore di questo articolo su il Giornale e Pansa, ndr) in fondo dei proletari della notizia e appartenevamo a una generazione che si poteva permettere un giornalismo tutt’altro che neutrale, anzi schierato e combattivo, ma usando sempre e soltanto rigorosamente i fatti."

Fantastico. L'articolo è piuttosto lungo e consiglio di leggerlo. Vorrei tuttavia soffermarmi su quanto ho quì evidenziato.

Cominciamo con il primo capoverso. Tutto è cominciato il 27 Maggio quando "il Mattino" di Napoli trucca l'editoria scritto dallo storico Giovanni Orsina aggiungendo 31 righe che lui non aveva mai scritto. Il Giornale allora titola Taroccano i giornali per colpire Berlusconi. Ed ancora Il Mattino contro il Cav con le 31 righe "aggiunte": leggi tutte le carte del caso.

Bene. Adesso vediamo cosa scrive De Bellis proprio nell'ultimo articolo citato:
[...] Che cosa non si fa, del resto, per rafforzare un impianto, eh? Da quando il cdr del Mattino di Napoli ci ha dato questa bella lezione di giornalismo, per cui è legittimo inserire 31 righe (31!) in un editoriale senza premurarsi di avvertire l’autore né di sapere se l’autore condivide, nei desk dei quotidiani di tutta Italia è esplosa la festa. D’ora in avanti, infatti, si pensa di poter generalizzare la pratica in modo da «rafforzare adeguatamente l’impianto» di tutti gli editorialisti. [...]

Uno cosa ne deduce? Un giornale (il Mattino) ha sbagliato e giustamente un'altro quotidiano (il Giornale) subito lo mette alla gogna, con articoli che a 4 giorni di distanza ancora riportano l'argomento. Finalmente! Un po di sana critica verso chi costruisce articoli falsi si fa sentire.

Poi però ci accorgiamo che Libero non si comporta meglio. Alberto Bisin, professore di economia, scrive un articolo commentando il programma del candidato sindaco di Milano, Pisapia. La cosa sembra piacere tanto a Feltri/Belpietro che lo pubblicano sull'edizione del 25 Maggio. Peccato però che ci mettano del loro eliminando una parte che, immagino non ritenessero importante. Da qui la risposta dei redattori di noiseFromAmerica. Suppongo che mi sbaglierò, ma non credo che Sallusti si sia preoccupato di criticare i due codirettori di Libero.

Fantastico. Passiamo al secondo.

E' una vecchia storia. Travaglio una volta recitò: «Chi l’ha detto che non posso odiare un politico? Chi l’ha detto che non posso augurarmi che il Creatore se lo porti via al più presto? Non esiste il reato di odio».

"[...] è vero, il reato di odio non esiste sui codici, ma dovrebbe esistere nelle coscienze. [...]

Uno legge questi link e ne deduce, per logica, che le persone ivi citate, "nelle coscienze", andrebbero condannate all'ergastolo.

Ma voi affidereste Milano a 'sta gente qui?
Cosa si diceva?
Per Brunetta essere gay è una specie di reato.
E ora ditemi: come può questo brutto ceffo fare il Ministro della Difesa?
B Laden.
Il Pdl del futuro.
Profonda solidarietà.
Mi sento confuso.
La situazione resta grave, ma non seria.
E se il Mandante fosse lui?
Funziona sempre.
Me l'ha detto un uccellino.
Voi andate al mare.
Non è uno scherzo.
Giuseppe Mazzini c'aveva pure avvertito.
Mi sa che questa vi è sfuggita.
(etc. Se si continua a ritroso nel tempo, si trovano altri post in cui viene incitata l'aggressione verso l'avversario)

In realtà, l'articolo apparso su "il Giornale" mostra tutta l'ipocrisia che questo quotidiano, del suo direttore e dei giornalisti (non tutti) che vi lavorano.

Ma l'ipocrisia più grande viene proprio dall'autore dell'articolo in questione: Paolo Guzzanti.

(continua)

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