Indovinate qual è il quotidiano che ha scritto questo titolo? :)
[...] sono sicuro che Galli della Loggia non appartiene a questa schiera di rammolliti (quelli che dicono sempre di si al padrone di turno, ndr) e che, in qualità di intellettuale che ha a cuore le sorti del Paese, nei prossimi giorni scriverà un secondo articolo senza censure o giri di parole sui servi del potere finanziario, giornalisti, intellettuali o politici che siano. Perché quando uno non è servo e ha le palle, nulla lo può fermare, neppure il rischio di perdere un ricco contratto di collaborazione.
Direi che quanto appena detto sopra è assolutamente condivisibile. La domanda però che il direttore de il Giornale, Alessandro Sallusti, dovrebbe rispondere è come si posiziona lui nei confronti di Silvio Berlusconi, da cui prende lo stipendio? Ha lui le palle, che come ha detto lui stesso, è sinonimo di spirito libero? Perché tutto mi risulta fuorché sferri feroci critiche all'operato del governo.
[...] Salvo Tremonti e Gianni Letta, tutti gli altri sarebbero, secondo Galli della Loggia, un branco di pecoroni che hanno mandato il cervello all’ammasso (perché non è così?) [...] si tratta di una tesi banale e vecchia come il mondo: il re, la corte, i cortigiani. Anche chi non ha spremuto il cervello tanto quanto Della Loggia, ma si è limitato a leggere un paio di libri di storia, sa che le cose funzionano così sotto ogni cielo e ad ogni latitudine (ma....il bene del paese, no. Vero?) [...] Non voglio fare l’avvocato non richiesto dei politici Pdl (nooooooooo, per carità), ma conoscendo un po’ l’ambiente posso testimoniare che il tasso di mediocrità e/o servilismo tra i berlusconiani non è diverso da quello che si trova in altri partiti o ambiti professionali, per esempio tra i docenti universitari (azzzzzz). Lo spartiacque del giudizio non è l’obbedienza (meno male). Obbedire al capo non è da servi stupidi. Le organizzazioni, gli eserciti si basano sull’obbedienza. I nostri soldati in giro per il mondo sono morti obbedendo ad ordini e per questo li celebriamo come eroi, non li bolliamo come servi di generali stolti. [...]
ALT! Quest'ultima frase è fenomenale: Le organizzazioni, gli eserciti si basano sull’obbedienza. I nostri soldati in giro per il mondo sono morti obbedendo ad ordini e per questo li celebriamo come eroi, non li bolliamo come servi di generali stolti. Fatemi capire. L'esercito è paragonabile al Parlamento Italiano? La gerarchia militare è la stessa di quella politica? Ma il direttore Sallusti sa esattamente di cosa sta parlando? La gerarchia nell'esercito è fondamentale: di vitale importanza. 1) La gerarchia prevedere non solo il comando, ma anche le conoscenze: un ufficiale in generale ha una visione d'insieme e delle conoscenze tali che il sottufficiale o il soldato non hanno. In questo caso quindi è normale che il grado più basso esegua gli ordini. 2) Quando si è in guerra e si rischia la vita, la catena di comando è FONDAMENTALE. Immagginate cosa succederebbe se durante l'attacco ad una base nemica un gruppo di soldati, democraticamente, decidesse di non eseguire più gli ordini perché ritengono che il versante opposto sia un luogo più sicuro per un'imboscata. Cosa ne potrebbe conseguire? Come minimo direi che tutto il gruppo si candida al suicidio.
[...]Certo che non ubbidire è anche un lusso. Per esempio un docente universitario può disubbidire al rettore o al ministro quando e quanto vuole perché il suo posto è garantito a vita e a prescindere dai comportamenti. [...] (magari perché ritiene che ci sia un comportamento sbagliato, no. Vero? Sarebbe una condotta eccessiva per un "servo mediocre") Non è neppure detto che ribellarsi al capo sia di per sé eroico. Scilipoti si è ribellato a Di Pietro, ma lo hanno fatto passare per un venduto (ed invece cosa è stato? Un'altruista?). In realtà il mondo è pieno di contestatori che non avevano capito nulla e che hanno fatto più danni del nucleare[...] (tipo Sallusti, il direttore de il Giornale?) È la cosiddetta categoria dei voltagabbana, non meno insidiosa e pericolosa di quella dei servi (mi sfugge a questo punto se essere servi è un bene o un male, Boh?). Sono gli intellettuali che sono stati ferocemente craxiani fino all’arrivo di Di Pietro, dipietristi fino all’arrivo di Berlusconi, berlusconiani di ferro fino a pochi giorni fa, ora simpatizzanti di Pisapia, che domani non si sa mai (ma Giuliano Ferrara, non ha fatto un percorso simile?). Comunque della Loggia ha ragione sul fatto che esistono i servi. Il giornale che ha ospitato il suo articolo (che non è il suo quotidiano, attenzione. E' bene fare i distinguo), il Corriere della Sera, è stato servo e servitore per oltre vent’anni del suo editore Gianni Agnelli, che guarda caso era anche il padrone di fatto del Paese. E non mi sembra che i giornalisti del suddetto quotidiano affrontino a schiena diritta i padroni delle banche, i finanzieri e gli industriali oggi azionisti del quotidiano di via Solferino (perfetto. Presto vedremo su "il Giornale" un articolo, magari in prima pagina, su come a causa di Berlusconi, siamo stati costretti a pagare una multa perché Rete 4 non si è trasferita sul satellite, oppure della multa che siamo stati costretti a pagare perché il prestito dato dal governo Prodi ad Alitaia, si è trasformato in "regalo", infrangendo così le regole di mercato. Oppure vedremo un'articolo sul conflitto d'interessi, o di come Berlusconi abbia trovato i soldi per costruire Milano 2, etc, etc, perché sappiamo tutti che Alessandro Sallusti, direttore de il Giornale, sul libro paga di Berlusconi, è un uomo libero).
Da ignorante quale sono, vorrei consigliare il libro La libertà dei servi, di Maurizio Viroli.
Nessun commento:
Posta un commento
E' chiesto soltanto di non essere volgari
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.